Espressione dell’ambiziosa politica del Granducato di Toscana, la ‘Città del Sole‘ è pensata intorno alla primavera del 1554. La città fortezza eretta nel Sasso di Simone, al confine con le Marche era un progetto veramente ardito. E data questa sua natura, fallì presto: gli abitanti afflitti dagli immani disagi e dal clima avverso, fuggirono dopo dieci anni.  Il Sasso di Simone (e Simoncello, il più alto, 1220 m slm) è uno sperone di roccia calcarea molto alto, che ha la particolarità di essere piatto nella cima e verticale, perpendicolare al terreno nelle fiancate laterali.

Il progetto

Il progetto prevedeva uno spazio abitativo a circa 1200, metri più in alto della vicina Rocca di San Leo. Le pareti dello sperone roccioso erano verticali su tutti i lati e ciò la rendeva inespugnabile. Tutt’oggi arrivare in cima al monte è un’impresa ardua.
Architettura all’avanguardia, forme geometriche perfette, linee spezzate e grande dovizia di angoli acuti nelle cinte murarie, lotti edificabili modulari, piazze centrali aperte sui principali edifici pubblici”. Questo l’ambizioso progetto del giovane Cosimo de’ Medici.

La città doveva poter accogliere circa 300 abitanti: così il 14 luglio del 1566 cominciano i lavori per la preparazione delle case. I lavori continuano per circa dieci anni e vengono costruite molte strutture private e pubbliche. Case ed abitazioni, osterie, forni, carceri, cisterne per l’acqua, i depositi per farine e granaglie, il palazzo del provveditore, l’armeria, ecc.. Tutto il necessario per una vera e propria città del 1500. Vengono costruite perfino le officine, che servivano per la costruzione in loco di tutti i materiali utili alla costruzione.

Natura matrigna

Un giorno, una folata di premonizione arrivò assieme ad un’immensa carovana di uomini con carri tirati da buoi, carichi di artiglieria. Non appena la carovana riuscì a scorgere la cima dello sperone, si compì la tragedia e scomparve nel buio precipizio: i buoi affaticati, si lasciarono infatti andare lungo la salita gelata, trascinando con loro tutto, uomini e carri compresi.

Alcuni documenti ci sono d’aiuto per ricostruire il panorama sulla Città del Sole, intorno agli anni ’70 del Cinquecento. Gli inverni erano freddissimi, le provviste spesso mancavano e la legna andava estratta da sotto coltri spesse di neve. I soldati mandati a presidiare scrivono che il vento ‘cacciava’ la neve perfino nei letti. La vita non era salubre e i corpi deboli sofferenti a causa della mancanza di cibo e provviste e per il gran freddo.

Se l’uomo testardo pensava di poter continuare a vivere lì, la Natura con il suo corso decise anche per l’uomo stesso. Un inasprimento del clima, l’allungamento degli inverni a sfavore della bella stagione, peggiorarono ancora di più le condizioni di vita delle persone che continuavano a viverci. Fintanto che la situazione non continuò ancor più a degenerare a causa di branchi di lupi e banditi famelici. Intorno agli anni ’70 del Seicento, quasi più nessuno viveva nella fortezza di Cosimo de’ Medici, e si provvide così ad un veloce smantellamento e conseguente recupero dei pochi materiali utilizzabili in città.

Oggi

Oggi la zona dove sorgeva la Città del Sole è protetta dall’Ente Parco. Camminando verso la cima si possono ripercorrere le stesse strade della popolazione di quel tempo, scorgere fra gli arbusti qualche rudere o alcuni muretti ancora in piedi. Nella cisterna si può ancora vedere l’acqua e la sensazione più bella è forse quella legata all’oltrepassare la vecchia porta d’ingresso alla città.

Il sogno di una città fortezza, inespugnabile, troppo presto si dovette piegare alle dinamiche e alle leggi della Natura.

 

Photo Credit: Alessandra Ugoccioni 

 

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