Piero della Francesca rappresenta un’immagine straordinaria, solenne ma umana. È “in-cinta”, senza cintura, con indosso un abito blu, priva di ogni ornamento ad eccezione del nastro bianco intrecciato con i capelli biondi. La veste si apre sul ventre, sui fianchi e sui polsi per accompagnarla nella gravidanza. La figura è disposta di tre quarti, affinché la sua condizione sia visibile, chiara, mentre una mano accarezza l’addome: un gesto naturale, affettuoso. Tuttavia questa intima realtà, questa maternità fortemente terrena non cancella la solennità del momento. La scena si svolge all’interno di una preziosa tenda di broccato, aperta da due angeli simmetrici e speculari. Altri artisti prima di Piero si erano cimentati in questo tipo di iconografia, e altri ancora lo faranno dopo, ma nonostante questo conosciamo abbastanza Madonne incinte per affermare che quella di Monterchi è unica.

La Madonna del latte

Nella chiesa di Santa Maria in Momentana, durante i lavori di stacco della Madonna del Parto, si rinvenne, un affresco in condizioni di conservazione precarie. Vi si riconosceva la Vergine nell’atto di allattare il Bambino e una figura maschile, probabilmente il committente dell’affresco, in atto di rendere omaggio alla Madonna. La superficie occupata da questo affresco era circa equivalente a quella della Madonna del Parto. Quindi Piero si trovò a sostituire con la sua Madonna, un’immagine votiva relativa a una devozione mariana preesistente: La vergine lactans, il cui culto era attestato fino a pochi anni fa, quando le puerpere ricorrevano alle acque del torrente Momentana per ottenere latte duraturo e abbondante, invocando la Madonna. L’iconografia della Madonna del Latte era particolarmente diffusa nella Valle del Tevere e nella vicina Val di Chio.

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